Sicilian Ghost Story a Cannes 2017 e in sala

Luna e Giuseppe sono due ragazzini di 13 anni che si amano come solo i ragazzini sanno fare. Anzi, Luna ama Giuseppe proprio come una donna, lo spiegherà poi a sua madre che non capirà, glielo dirà che lui è la sua vita, che pensa a lui sempre chiedendosi per tutto il tempo dov’è, se è vivo, se è morto, che sente la sua voce nella testa, ma soprattutto che lei sa che ha bisogno di aiuto ma non riesce a fare niente per lui, e allora piangerà ogni sera, annuncia, prima di addormentarsi. Perché il Giuseppe di Sicilian Ghost Story (anche nel film non si dice mai) di cognome fa Di Matteo, suo padre è un pentito di mafia e la mafia Giuseppe se lo porta via, lo tiene rinchiuso per più di due anni riducendolo a poco più di un vegetale e poi lo ammazza e lo scioglie nell’acido. Ed è così che è andata al vero Giuseppe Di Matteo, fatto sparire nel 1993 e strangolato nel gennaio del 1996 per ordine di Giovanni Brusca e a lui è dedicato il nuovo film, dopo Salvo, di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza Sicilian Ghost Story, appunto, “favola nera e d’amore” secondo i due registi, che ha aperto oggi la Settimana della Critica a Cannes 2017 nello stesso giorno della sua uscita in sala.

Luna dunque non si rassegna a quella scomparsa, non può non cercare il suo Giuseppe, e dove non arriva nella realtà, lo fa con la fantasia, in quel limbo che è il bosco dove la scintilla tra loro è schioccata e in quella profondità oscura del lago dove si avventura senza paura attraversando una sorta di varco magico che apre sul quel mondo nero che se l’è rubato. E lo fa con lettere che Giuseppe non leggerà mai, come la prima e l’ultima che non aveva il coraggio di dargli e che lui le ha strappato di mano proprio in quel bosco, l’unica che lo conforterà in quegli eterni mesi di prigionia e morte lenta. Sogna Luna, sogna di trovare la sua prigione, di liberarlo, di fuggire con lui, di dargli il secondo bacio, che uno solo hanno fatto in tempo a scambiarsi, e quando il mondo non le crede e nessuno la sta a sentire – tranne la sua amica del cuore Loredana che la segue ovunque e la sostiene e la difende – allora, se altro non può fare, decide di andare con lui, ma anche stavolta la salveranno l’amica e l’amore di Giuseppe.

Non fa sconti Sicilian Ghost Story, duro e straziante, non indora la pillola nel raccontare come la mafia si abbatte con la sua violenza e crudeltà cieca sui bambini, così come non serve certo a edulcorare nulla il personaggio di Luna, inventato e scaraventato nella realtà dei fatti nudi e crudi: lo squallore e il terrore dei bunker, le catene sulle caviglie martoriate del ragazzo, il suo lasciarsi andare, la sua vita interrotta, la sua richiesta disperata di vedere ancora una volta il mare, le parole degli uomini di mafia che se lo passano come un pacco che scotta, il dolore di una madre, la decisione finale, e tutto quel che resta, che non è molto, riversato nel lago. “Una Sicilia di laghi e di boschi era nelle nostre intenzioni sin dall’inizio – dicono Fabio Grassadonia e Antonio Piazza – ci affascinava la possibilità di raccontare un paesaggio siciliano che non è stato sfruttato. Una natura benevola all’inizio, poi nel corso del film cambia e diventa più ostile”.

Fantastici i giovani attori entrambi alla loro prima, e alquanto impegnativa, esperienza cinematografica: Julia Jedlikowska, polacca di Palermo, e Gaetano Fernandez del quartiere Zisa del capoluogo siciliano. Nel cast di Sicilian Ghost Story anche un’altra esordiente, Corinne Musallari che è Loredana, mentre nel mondo degli adulti incontriamo Sabine Timoteo nel ruolo della madre svizzera di Luna e già vista in 7 minuti, Vincenzo Amato (Respiro, Nuovomondo, Abbraccialo per me, Catturandi), Filippo Luna e Nino Prester.