Roberto Benigni alla Festa del Cinema: videosintesi dell’incontro con l’Oscar toscano

“Dopo tutte quelle esperienze televisive e cinematografiche e teatrali per me fondamentali, sono pronto per fare un nuovo film “pieno di un’allegria sfrenata”… così Roberto Benigni alla Festa del Cinema di Roma che oggi ha chiuso in bellezza con il mattatore toscano e premio Oscar sul red carpet dell’Auditorium, sulle fragorose note de La banda del pinzimonio scritta per lui da Nicola Piovani, prima dell’incontro ravvicinato con il pubblico, l’ultimo della manifestazione, guidato dal direttore della Festa Antonio Monda:

Poi si entra in sala Sinopoli e si comincia con Federico Fellini che nel 1990 lo ha diretto ne La voce della luna, quel Fellini “dalla voce suadente e seducente – dice Roberto Benigni – che ti ingabbiava dentro al suo mistero, un vento fresco che cambiava il mondo”. Poi Michelangelo Antonioni che si è addormentato vedendo nel 77 Berlinguer ti voglio bene di Bertolucci, e che voleva fargli fare San Francesco quasi nello stesso momento in cui quel “personaggio misterioso” di Terrence Malick gli chiedeva di interpretare per lui il diavolo, ma poi di entrambi non se ne fece nulla. Ed ecco Massimo Troisi, e qui applausi tanti, che “portava con sé un senso tragico della vita” ricorda Benigni, ma quel “Non ci resta che piangere – assicura – è nato esclusivamente sull’allegria” e cercandosi a vicenda. E ancora Totò, che non ha mai incontrato, e il presidente americano Obama che invece sì, che c’era pure Renzi a cena che “s’è intrufolato”; Nicoletta Braschi, compagna d’arte e di vita che in sala, discreta, si alza con garbo per un applauso quando viene invitata a farlo, che è con lei , dice Benigni, che “nasce la commedia, che senza la presenza femminile non la si può concepire”. Ricordi che vanno sempre più indietro ed eccoci a quelli d’infanzia “quando eravamo poveri”, con i parenti contadini e la terra, la mamma e le tre sorelle con cui vede il primo film, Ben Hur, e lo vede al contrario, e i suoi che è a sessant’anni che guardano il primo film della loro vita ed è Berlinguer ti voglio bene, però a loro piace. Poi di nuovo avanti nel 1986 con Jim Jarmusch e Daunbailò, il ricordo caldo di Vincenzo Cerami che “mi ha insegnato a costruire” e a cui deve Johnny Stecchino. C’è spazio anche per un mito vero come Charlie Chaplin e poi si arriva là, a La vita è bella, primo Oscar per un attore italiano pure diretto da se stesso, era il 1997 e sembra ieri, e pure il papa l’ha voluto vedere. Battute, risate, applausi, Roberto Benigni parla tanto ma il tempo vola, è passata più di un’ora dalla sua entrata in sala, promette scherzando un film con Tom Hanks e poi sul serio un film “pieno di un’allegria sfrenata” prima di salutare e andare. A voi la nostra videosintesi dell’incontro ravvicinato con Roberto Benigni: