Quel bravo ragazzo, videointervista a Herbert Ballerina: un inno all’ingenuità

Non sempre i figli somigliano ai padri. E per fortuna, c’è da dire in certi casi. Casi come quello raccontato in Quel bravo ragazzo diretto da Enrico Lando (I soliti idioti) in sala da giovedì 17 novembre, protagonista Herbert Ballerina, al secolo Luigi Luciano, nel ruolo di Leone che, a dispetto del nome feroce che tanto fa inorgoglire il boss morente che finora non l’ha mai riconosciuto come suo figlio, è solo un chierichetto che vive in un altro paese, un ragazzotto candido che tanto ci sa fare con i bambini e che prende per buono tutto ciò che gli raccontano, che è innamorato ma non sa confessarlo, e che fa benissimo il verso dell’elefante così come il rumore del treno, fuori e dentro la galleria, che, attenzione, è molto diverso, lo nota anche il tirapiedi del boss… Don Cosimato dunque, consapevole del suo imminente trapasso, lo vuole prima al suo capezzale, non immaginando nemmeno che la goffaggine di quel trentacinquenne senza peccato avrebbe accelerato non poco la sua dipartita, e poi a capo del suo impero, non avendo avuto il tempo di rendersi conto che quella del boss non è certo tra le sue attitudini maggiori. Lui, con le sue battute lente, le sue domande assurde, il suo non capire mai nulla, ma poi riuscire laddove squadre speciali e poliziotti addestrati non sono mai riusciti. A sua insaputa, si intende. E poi in fondo chi avrebbe mai pensato a rendere social la mafia con tanto di app per far pagare il pizzo senza dover uscire di casa per riscuoterlo?

In Quel bravo ragazzo Herbert Ballerina è al suo primo film da protagonista dopo Che bella giornata con Checco Zalone, On Air, ma soprattutto Italiano Medio, opera prima di Maccio Capatonda, alias Marcello Macchia, con il quale Ballerina ha girato un bel po’ di fake-trailer ma anche la sua sit-com Mariottide per Infinity e con cui anima in radio lo Zoo di 105, assieme pure a Ivo Avido, ovvero Enrico Venti. E ci sono anche loro, Maccio Capatonda e Ivo Avido, in Quel bravo ragazzo, l’uno nei panni del parroco del paese Don Isidoro, l’altro nella divisa del vigile urbano Giovanni. Così come ci sono volti celebri di film e fiction sulla mafia, come Tony Sperandeo, Ninni Bruschetta, Enrico Lo Verso, Luigi Maria Burruano, Mario Pupella e pure Daniela Virgilio, indimenticabile Patrizia della serie Romanzo Criminale, Giampaolo Morelli, Ernesto Mahieux e Jordi Mollà, con cameo di Corrado Fortuna, e si sono tutti divertiti un bel po’ perchè in Quel bravo ragazzo si ride, e tanto, non solo dell’ingenuità che quasi sfiora l’idiozia di Leone, ma della mafia, dei suoi riti e dei suoi stereotipi, perché è film “candido e onesto, un inno all’ingenuità” ci dice Herbert Ballerina nella nostra videointervista:

Ed ecco come, tornando al discorso dell’ironia sulla mafia, ne avevamo parlato in conferenza stampa non solo con Herbert Ballerina ma anche con Toni Sperandeo, Daniela Virgilio, Enrico Lo Verso, Ninni Bruschetta, Maccio Capatonda e Ivo Avido: