Nebbia in agosto, l’altra faccia dello sterminio nazista

Ci sono cose della Shoah che ancora non sappiamo, particolari agghiaccianti e vicende ed eventi collaterali di cui non si è parlato né si parla molto. Uno di questi è raccontato da Nebbia in agosto, in sala da giovedì 19 gennaio, a 8 giorni dalla Giornata della Memoria, grazie a Good Films con cui il regista tedesco Kai Wessel porta sul grande schermo una di queste realtà meno note, ovvero la partecipazione attiva di molti medici, persone che dovrebbero avere come unico scopo della vita quello di salvare altre vite, nello sterminio nazista non solo degli ebrei ma delle persone considerate più deboli o pericolose. La storia al centro di Nebbia in agosto è quella vera, e purtroppo breve, di Ernst, un ragazzino della Germania del sud dei primi anni quaranta orfano di madre e con padre deportato. Ernst è molto intelligente ma i suoi problemi di adattamento, la sua ribellione e la sua non rassegnazione alla vita che gli spetta da un istituto all’altro fino in riformatorio, portano i responsabili di quest’ultimo a giudicarlo ineducabile.

Ernst (Ivo Pietzcker) viene perciò rinchiuso nell’ospedale psichiatrico di Kaufbeuren gestito dal Dottor Walter Veithausen (Sebastian Koch de Il ponte delle spie e Homeland), dove i pazienti devono obbedire ciecamente a qualunque ordine seppure senza senso, e piuttosto che curati vengono uccisi in nome del programma nazista di eutanasia che prevede l’eliminazione di coloro che rappresentano “vite indegne di essere vissute”, e che porta in quegli anni allo sterminio di oltre 200mila pazienti ospedalieri affetti da malattie genetiche o handicap mentali, esteso però anche a sovversivi, ribelli e a chiunque non rispetti le regole. Il dottor Veithausen lo attua con diligenza e soddisfazione e con i metodi più crudeli, asfissiando i suoi malati nelle camere a gas, avvelenandoli o provocandone la morte per denutrizione grazie alla sua invenzione della dieta della fame, che prevede pietanze private di qualunque sostanza nutriente, come il brodo vegetale bollito all’ennesima potenza così da perdere ogni valore nutritivo.

Ernst, rasato e testardo, diventa qui un piccolo grande eroe: resiste quanto può aiutando altri ospiti forzati della struttura più deboli e bisognosi di lui, e arrivando d un tentativo di fuga assieme al suo primo amore incontrato proprio in quel posto dove paradossalmente di posto per l’amore proprio non ce n’è: Nandl, orfana pure lei e con nessun parente che la vuole perché afflitta da epilessia che “mi vengono le convulsioni e se nessuno mi aiuta rischio di mordermi la lingua – racconta a Ernst – comunque dopo non riesco a ricordare niente”. E allora lui le legge la mano gratis, non per 5 centesimi come fa con gli altri ragazzini, e “non ho mai visto una cosa così, la tua linea della vita non si interrompe mai” le dice con stupore guardandola negli occhi. La sua invece non doveva essere così lunga: nel 1944 a Ersnt Lossa viene praticata l’eutanasia. Ha soltanto 15 anni.

Nebbia in agosto è tratto dal romanzo omonimo di Robert Domes sulla vera storia del tredicenne tedesco Ernst Lossa uscito nel 2008 e inviato dall’agente dell’autore al produttore Ulrich Limmer: “la storia mi scosse a tal punto che non riuscii più a togliermela dalla testa – racconta Limmer – ogni volta che vedevo la foto di questo ragazzino, pensavo che questa storia doveva essere raccontata. Era impossibile per me rinunciare a fare questo film, lo consideravo un mio dovere verso di lui che rappresentava così tante vittime. La sua storia è commovente, disturbante e vergognosa. Di tutte le persone fu proprio un ragazzo accusato di essere immorale a salvare la moralità”.