Mr. Robot: su Premium Stories arriva la serie TV sull’hacker giustiziere

Può capitare che te ne stai seduto nella metro incappucciato nella tua felpa scura per andare al compleanno di Angela e ti accorgi di essere seguito da un gruppo di “persone potenti che governa il mondo in segreto, che nessuno conosce, invisibili, l’un per cento più ricco dell’un per cento del mondo che gioca a fare Dio”. Oppure di andare nel tuo caffè preferito perché c’è una connessione wi-fi ultraveloce e ti succede che intercetti qualcosa di strano sul traffico della rete che stuzzica la parte della tua mente “che ritiene che non esiste qualcosa di buono senza del marcio” e infatti è un traffico di pedopornografia per 400mila utenti che ti ritrovi tra le mani dopo qualche rapida indagine. Ma soprattutto può capitarti di parlare di questo e di molto altro a qualcuno che non esiste se non nella tua testa. O magari invece no. Arriva stasera, giovedì 3 marzo su Premium Stories (Mediaset Premium) Mr. Robot, la pluripremiata serie Tv sugli hacker giustizieri, una sorta di Anonymous ma senza la maschera di Guy Fawkes, miglior serie drammatica ai Golden Globe e programma dell’anno per l’American Film Institute, che “nasce dalla delusione per Steve Jobs e dalla rivolta della Primavera Araba” spiega l’ideatore, l’egiziano Sam Esmail. Mr.Robot racconta le avventure dell’esperto di sicurezza informatica Elliot Alderson interpretato da Rami Malek, egiziano pure lui, sociopatico, paranoico e morfina dipendente, una specie di Dottor Jekyll e Mister Hyde con una doppia vita, di giorno tecnico informatico solitario e schivo, di notte vendicatore virtuale senza pietà, e di quanto accade dopo essere stato contattato dall’anarchico insurrezionalista detto, appunto Mr. Robot, interpretato da Christian Slater, deciso a reclutarlo in un gruppo di hacktivisti intenzionati a distruggere la più potente multinazionale al mondo, denominata l’azienda del male. E per Elliot, votato a combattere le ingiustizie e la disparità economica, è un vero e proprio invito a nozze. Tanta fantasia e tanta attualità. Con un pizzico di autobiogafia. Virtuale, si intende. “Ero un nerd – spiega ancora Esmail – stavo sul mio computer per tutto il tempo, ero un fan di Steve Jobs, ero ossessionato da lui. All’inzio sembrava contro Microsoft, poi un giorno l’ho visto insieme a Bill Gates e hanno unito le forze. Ricordo di essere rimasto tanto scoraggiato e disilluso. Tutti pensano fosse un grande uomo, ma ha fatto i miliardi sfruttando i bambini. I social media agiscono come surrogato dell’intimità – continua Esmail –  Io sono egiziano e sono andato in Egitto subito dopo la Primavera Araba. Quella è sicuramente stata una delle ispirazioni per la serie, perché aveva a che fare con questa gioventù arrabbiata che era stufa del mondo e della società che gli stava intorno”.