La verità sta in cielo, il caso Orlandi secondo Faenza, con Greta Scarano e Riccardo Scamarcio

Tutto ruota attorno a una donna, Sabrina Minardi, una brava ragazza romana che dopo aver sposato il calciatore della Lazio Bruno Giordano finisce con l’innamorarsi di un uomo che in un bar le offre champagne: è Enrico De Pedis, detto Renatino, ritenuto a capo della banda della Magliana che negli anni ottanta mette a ferro e fuoco la Capitale, in realtà, secondo nuove teorie e ipotesi, al vertice di una banda ancor più potente, quella dei Testaccini, dell’altra, piuttosto, rivale. Tutto, dicevamo, ruota attorno a lei, presa dalla vita di lussi palesi e di violenze celate che per dieci anni gli regala Renatino, finito in carcere, rilasciato, costretto, secondo Sabrina, a sequestrare Emanuela Orlandi: “gli è stato dato un ordine – racconta – lui l’ha eseguito”. Ma un ordine da chi? È solo una delle tante domande cui prova a dare una risposta La verità sta in cielo, il film di Roberto Faenza, in sala dal 6 ottobre grazie a 01, sulla misteriosa scomparsa, il 22 giugno 1983, della figlia quindicenne del messo pontificio Ercole Orlandi, Emanuela, appunto, quella che in bianco e nero e con la fascia sulla fronte ha inutilmente tappezzato i muri della Roma di quegli anni, sotto un numero di telefono, dietro una vita che non ha mai avuto.

Non tanto Enrico De Pedis, cui dà vita Riccardo Scamarcio, quanto Sabrina Minardi, magistralmente interpretata da Greta Scarano sia da giovane che da cinquantaseienne sfatta dalla droga e dalla vita di eccessi e violenze, è dunque il filo conduttore di tutta la storia: in silenzio per anni, anche perché in realtà non furono in molti a chiederle di parlare, rintracciata nel 2006 da una giornalista intraprendente e decisa di Chi l’ha visto?, Raffaella Notariale che è Valentina Lodovini, a un certo punto racconta tutto: le cene con i potenti, le orge con politici e prelati, la cocaina che a lei non mancava mai e invece Renatino no, perché “per gli affari bisogna essere lucidi” diceva; la ragazza drogata che lei stessa ha portato in macchina per consegnarla a un sacerdote che lei pensava la riportasse a casa, poi il cadavere buttato in una betoniera dallo stesso De Pedis. Qualcosa di vero, qualcos’altro no, forse i ricordi sono confusi, forse ha cancellato in parte quel pezzo di vita dove è stata chi non avrebbe mai voluto essere. Sabrina racconta tutto a Raffaella che a sua volta, dieci anni dopo, riporta tutto a Maria, interpretata da Maya Sansa, cronista di origine italiana inviata di una TV inglese, unico personaggio inventato della storia assieme al suo capo che è Shel Shapiro, convinto che tutto è collegato e tutto riporta a Mafia Capitale che lì, in quella storia di pochi santi e di tanti peccatori, affonda le sue radici. Ecco il nostro incontro con Greta Scarano e Riccardo Scamarcio:

Il film riporta nomi e dettagli noti della vicenda, racconta il coinvolgimento di parte del Vaticano, dello Ior di Monsignor Marcinkus, di Calvi e del Banco Ambrosiano, del faccendiere Flavio Carboni, di prove e depistaggi, fino all’assassinio di De Pedis nel 1990 e a quella sepoltura scandalosa e promessa nella chiesa di Sant’Apollinare, proprio accanto alla scuola di musica dove Emanuela Orlandi studiava il flauto traverso. Una salma scomoda per la Chiesa, ed è con un accordo stretto con la magistratura a liberarla da quel fardello nel più assoluto e stretto riserbo in cambio del fascicolo d’inchiesta vaticana sul caso Orlandi che si chiude la storia, impegno che però il Vaticano a tutt’oggi non ha ancora assolto. Quanto può fare un film come La verità sta in cielo? Abbiamo girato la domanda a Roberto Faenza: