Intervista a Paola Cortellesi, la ragazza (incinta) con la pistola ne Gli ultimi saranno ultimi. In TV sarò la Callas di Dario Fo

Una donna disperata che ha perso il lavoro e, almeno così crede, anche l’amore del marito in un momento tanto atteso quanto difficile, quello della gravidanza, e che compie dunque un gesto altrettanto disperato quanto estremo. La racconta Gli ultimi saranno ultimi, il nuovo film di Massimiliano Bruno che lo definisce “necessario in questo momento della mia vita”, tratto dal suo omonimo spettacolo teatrale, in 300 sale da giovedì 12 novembre distribuito da 01. Nel cast Alessandro Gassman, Fabrizio Bentivoglio, Ilaria Spada, protagonista, sul grande schermo come sul palcoscenico, Paola Cortellesi, qui è anche cosceneggiatrice.

Dal teatro, dove eri l’unica e sola protagonista a interpretare tutti i personaggi, al cinema dove invece sei circondata da altri attori… quel è la differenza più grande tra lo spettacolo e il film?

Intanto che a teatro raccontavamo soltanto una nottataccia e i personaggi che la popolavano, mentre nel film abbiamo dovuto raccontare il prima, cosa accadeva cioè prima dell’epilogo nelle vite di tutti i personaggi: a teatro riuscivo a interpretarli tutti avendo peraltro copiato dallo stile dello stesso Massimiliano Bruno che avevo visto nel suo spettacolo Zero dove interpretava addirittra una ragazza toscana ed era credibilissimo, così io interpretavo pure Bruno, ma solo grazie alla convenzione teatrale e alla fantasia che a teatro è possibile, ma al cinema no, e infatti Bruno nel film lo interpreta uno straordinario Stefano Fresi. Però per me è stato bello dedicarmi solo a Luciana che qui ha anche il ruolo di narratrice, e mi ha molto emozionato vedere e sentire le battute che io ho pronunciato per centinaia di volte, dette da questi attori straordinari.

Uno spettacolo nato una decina d’anni fa, eppure il tema della disoccupazione e del precariato, soprattutto femminile, è ancora tristemente attuale…

È vero, noi ci approcciavamo a raccontare una cosa che si comininciava a sentire nell’aria a fine 2005 e poi anche durante le due stagione teatrali di sette mesi l’una che abbiamo intrapreso nel 2006 e nel 2007. Quello dei lavoratori precari e delle donne lavoratrici con contratti a termine era un tipo di realtà che si affacciava e adesso è più che mai attuale ed è proprio questo il motivo per cui abbiamo deciso di farne un film. Non volevamo soltanto prendere un testo che tanto ci aveva emozionato e tante soddisfazioni ci aveva dato, ma anche parlare di qualcosa che riguardasse il presente ma di cui si parla poco, fatta eccezione per Papa Bergoglio cui va dato merito per averlo ricordato. Si sa perfettamente che le donne sono svantaggiate nel mondo del lavoro, ancora di più se aspettano un bambino e se sono lavoratrici a termine, ma non se ne parla e questa ci sembrava una buona occasione per farlo.

Cos’hai in comune con Luciana?

Non questa forte fase dei no che non ho mai vissuto neanche da bambina, e infatti mi aiuto con i miei personaggi. Luciana invece ce l’ha, è un personaggio che reagisce, anche se lo fa nel modo sbagliato. Ma lei è anche una che dice “gli avrei voluto dire…”, cosa che capita quando qualcuno ti dice qualcosa che non ti piace o ti guarda con un’aria di superiorità. Ed è successo spesso anche a me di tornare a casa, fare buon viso a cattivo gioco e poi ripensarci e dire “gli avrei dovuto dire…. Solo che poi lei rimugina, trattiene e poi esplode.

Come si può esplodere in questo modo essendo una persona “normale”?

Ce lo siamo chiesto anche noi, ma le cronache sono piene di persone che hanno commesso gesti estremi, persone comuni e non certo criminali, ma cosa può spingere una persona normale a trasformarsi in una persona potenzialmente molto pericolosa e incontrollabile non lo sappiamo. Sappiamo però quello che accade a Luciana che gradualmente perde la dignità dovuta alla perdita del lavoro ma soprattutto degli affetti e del sostegno emotivo in un momento così difficile, ed è questo il suo punto di non ritorno, ciò che fa scattare il suo senso di rivalsa e il suo dire basta a una filosofia di vita che è sempre stata quella di farsi pecora e rendersi il più possibile invisibile. Per questo perde anche ogni appiglio con la realtà e compie un gesto sconsiderato.

Il finale però non è poi così drammatico e qualcuno potrà criticarlo come poco credibile…

Di questi tempi ci vuole più coraggio a voler lasciare una speranza ed è quello che noi volevamo fare.

Paola Cortellesi è quella che si dice un’artista completa: attrice, sceneggiatrice e anche cantante… a proposito: lo show con Laura Pausini?

Quello spettacolo a due è un desiderio che io e Laura abbiamo sin da quando ci siamo conosciute che speriamo presto di realizzare, ma non so dirti quando.

Intanto però Dario Fo ti ha voluta per la sua Callas

Sì ma lì non canto mica, non lo avrei mai fatto in uno spettacolo sulla Callas, sarebbe un autogol…È uno spettacolo teatrale scritto e diretto da Dario Fo in cui ho l’onore di salire sul palco al suo fianco, tratto da un suo libro intitolato Una Callas dimenticata che ripercorre la storia della vita privata e umana della Divina e il percorso faticoso che ha dovuto affrontare. Ed è semplicemente uno spettacolo di prosa dove io interpreto lei e tanti altri personaggi, così come anche Dario Fo interpreta vari personaggi della vita della grandissima soprano. Andrà in onda il 4 dicembre su Rai1.