Intervista a Edwige Fenech: ho smesso di recitare perché mi offrivano sempre gli stessi ruoli. Da stasera su Rai1 in È arrivata la felicità

Icona sexy e sogno erotico degli italiani per tutti gli anni settanta, Edwige Fenech ha faticato non poco a ritagliarsi altri ruoli, finché non ha deciso di smettere e dedicarsi quasi esclusivamente alla produzione televisiva e cinematografica con la sua società Immagine e cinema. Ora però torna in TV in È arrivata la felicità, nuova serie sulla famiglia e dintorni con Claudia Pandolfi e Claudio Santamaria da stasera, giovedì 8 ottobre, in prima serata su Rai1.

Un personaggio il suo, quello di Anna, a dir poco scoppiettante…

Vero, in effetti per il mio ritorno in TV non mi aspettavo un ruolo così esplosivo, mi sono divertita tantissimo.

Aveva detto basta con la televisione…

Veramente avevo deciso tanti anni fa di non fare proprio più l’attrice anche se poi tre anni fa ho interpretato Caterina II di Russia nella miniserie La figlia del capitano che ho anche coprodotto, ma è stato un caso eccezionale perché all’ultimo momento l’attrice designata ha avuto un impedimento, noi eravamo già in giro per il mondo e parecchio avanti con il film e così ho messo una parrucca, un costume e sono andata. Però in realtà sin dall’inizio sia la Rai che il regista Giacomo Campiotti avrebbero voluto che fossi io a farla e alla fine hanno vinto loro, anche se per un puro caso della vita.

Molti la definiscono coraggiosa perché ha abbandonato le scene nel momento in cui era all’apice del successo e della popolarità

Non è stato coraggio ma solo una scelta. Ognuno nasce con un carattere, c’è chi decide che la vita è soltanto uno schermo e sono soltanto le luci della ribalta, e poi ci sono quelli che dicono che la vita ti offre anche tante altre cose, e allora tu segui secondo il tuo carattere e il tuo istinto quello che è più adeguato alle tue esigenze. Quando io ho scelto di non fare più l’attrice avevo fatto molto e avevo raggiunto la popolarità al massimo livello, però mi proponevano sempre le stesse cose, gli stessi ruoli e io non mi sono sentita più adeguata ad andare su un set, mi sentivo disonesta ad andare su un set a recitare sempre la stessa parte, era come ingannare me stessa e ingannare gli altri e ho detto sai che ti dico? Se non mi danno un ruolo diverso non faccio più niente.

Poi però qualcosa di diverso l’ha fatto

Ho dovuto produrre io stessa nel 1992 la serie Il coraggio di Anna diretta da Giorgio Capitani e l’anno dopo Delitti privati con la regia di Sergio Martino sceneggiati su misura per me da Laura Toscano e Franco Marotta, due personaggi meravigliosi che mi hanno permesso di dimostrare che sapevo fare anche altro. Ho avuto critiche fantastiche e ho ottenuto la mia soddisfazione che è la cosa più importante, perché io vivo con me stessa. Da quel momento in poi quando leggevo una sceneggiatura vedevo solo altri attori per le varie parti, non ci vedevo più me stessa né cercavo di trovarmi.

Con Commesse però c’è andata vicino…

Quando nel 2002 ho prodotto Commesse mi chiedavano tutti perché non facessi io il ruolo di Francesca Carraro interpretata da Caterina Vertova, ma io avevo deciso di non recitare più e con il regista Giorgio Capitani e la Rai abbiamo individuato gli interpreti giusti. Però è vero, Laura Toscano e Franco Marotta avevano fatto apposta a scrivere questo personaggio appiccicato a me…

E invece adesso?

Adesso questo mio nuovo ritorno lo devo solo al regista Riccardo Milani e alla produttrice Verdiana Bixio di Publispei che hanno avuto tanta pazienza, l’amore e la stima che ho sentito nelle loro parole sono state davvero molto convincenti. Con Riccardo avevamo già lavorato insieme anni fa quando nel 2004 ho prodotto la serie TV La omicidi, fu un bellissimo lavoro ed è nata da lì la nostra grande amicizia e la stima reciproca. Così mi sono detta che sarei stata proprio una stupida se non fossi tornata nella mia famiglia.

A proposito di famiglia, nel film la sua ha un po’ di problemi…

Per me la famiglia non si sceglie. Puoi scegliere l’uomo che sposi, e puoi andarci d’accordo oppure no, ma poi i figli che fai arrivano da soli, non è che vai al negozio a sceglierli e a comprarli, crescono con il loro carattere, possono avere belle vite sentimentali con figli loro o si possono separare, può succedere qualunque cosa. Ognuno deve accettare il fatto che una famiglia possa cambiare e avere diverse sfaccettature e quella che si presenta in quel momento devi accettarla, non puoi mica combattere contro i mulini a vento.

Quindi lei è molto simile ad Anna?

Io sono una che fin quando le cose vanno bene va avanti, ma il giorno in cui non vanno più bene è inutile provare a riattaccare i pezzi, perché saranno sempre pezzi riattaccati. Naturalmente posso soffrire come Anna della separazione di mio figlio o come in questo caso della fuga all’estero di mia nuora che abbandona lui e pure i miei nipoti, posso essere profondamente ferita da questo, per me, per mio figlio che è stato maltrattato e umiliato, ma alla fine anche se è difficile devo accettarlo e voltare pagina, perché tanto poi la vita ti riserva altre sorprese, come vedremo nella serie.

Invece l’altra mamma del film interpretata da Lunetta Savino ha un altro problema o crede di averlo: una figlia lesbica

Questo secondo me è sbagliato, perché mai una deve fare un dramma di una cosa così naturale? Perché c’è chi nasce eterosessuale e chi nasce omosessuale, ed è una cosa del tutto naturale. E se anche ti aspettavi un figlio diverso è sempre tuo figlio, lo hai fatto, lo ami e lo devi rispettare per quello che è, non c’è un modo in cui deve per forza essere.

Perché allora ci sono ancora tante reticenze a capirlo e tante discussioni sui diritti delle coppie gay?

Perché la gente pensa che esistano soltanto l’uomo e la donna eterosessuali, ma lo dimostra l’antichità che non è vero, non è così, ci sono stati meravigliosi geni, imperatori e combattenti gay, come il grande Achille. Non credo ci sia una regola, tu puoi essere molto importante ed essere omosessuale, essere un genio e scoprire delle cose fantastiche ed essere omosessuale, perché devo discutere su di te? E se sei mia figlia sei parte di me e sei parte del mondo e dell’universo così come sei.