Il Piccolo Principe apre il nuovo anno con la poesia. E non chiamatelo cartone

Ridere va bene, e non è che qui non si rida. Ma se volete iniziare il 2016 con la poesia ci vuole Il Piccolo Principe, nelle sale proprio da venerdì 1 gennaio distribuito da Lucky Red, un piccolo grande capolavoro di animazione e narrazione firmato da Mark Osborne, quello di Kung Fu Panda, il cui colpo di genio è stato non solo riprendere il libro della letteratura per ragazzi in assoluto, noto e apprezzato in tutto il mondo, scritto durante la seconda guerra mondiale dall’aviatore francese Antoine de Saint-Exupéry e quindi parecchio autobiografico, e questo perché “volevo raccontare la storia di come un libro possa toccare le nostre vite proprio come ha fatto Il Piccolo Principe per settant’anni con tutti noi” ci dice Osborne, ma soprattutto rispettare l’opera originale, non facendone cioè un film di animazione in toto ma mescolando, con sapienza e forse anche con pizzico di magia, il vecchio e il nuovo, il disegno tridimensionale che fa tanto bambole di pezza e pupazzi di cartapesta e le tecniche di animazione più all’avanguardaia, lo stop motion effetto 3D e la computer animation (CGI), e al tempo stesso unire le due storie, quella dell’aviatore e del piccolo principe con i suoi incontri strampalati nel suo viaggio di pianeta in pianeta, e quella della bambina, che un nome non ce l’ha o quanto meno non in questo film perché è un po’ ogni bambina del nostro tempo, costretta dalla madre a condurre una vita secondo un tabellone preordinato per diventare una brava adulta pur senza un briciolo di fantasia e immaginazione. Tutto ciò “nel tentativo – ci spiega ancora Osborne – di fare qualcosa che fosse al di fuori dal tempo così come al di fuori dal tempo è il libro di Antoine de Saint-Exupéry”. Per cui non chiamatelo cartone che riduttivo è dire poco anche perché è costato 80 milioni di dollari e ci hanno messo le mani 250 tra i migliori talenti della Disney, della Pixar e di Dreamworks. I bimbi apprezzeranno in toto e gli adulti, beh, come dice il Piccolo Principe in persona “bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi”…  Colpo di classe anche nel doppiaggio in italiano con le voci di grandi artisti di casa nostra di cui lo stesso Osborne si è detto “entusiasta” e che sono quelle di Toni Servillo, Paola Cortellesi, Stefano Accorsi, Micaela Ramazzotti, Alessandro Gassman, Giuseppe Battiston, Angelo Pintus, Pif e Alessandro Siani, Lorenzo D’Agata e Vittoria Bartolomei.
Se volete saperne di più e non l’avete ancora fatto, leggete la nostra intervista a Mark Osborne che abbiamo incontrato ad Alice nella Città.