Cuori puri, storia d’amore di periferia tra parrocchie e campi rom

Due ragazzi della periferia romana come tanti, appartenenti a due mondi lontani, lei un po’ impacciata che nulla o quasi sa della vita, lui, al contrario, scaltro e sfrontato, ma solo all’apparenza, che della vita forse sa pure troppo. Si incontrano e si innamorano, cercando di aiutarsi l’un altra a restare ciò che vorrebbero essere, puri, come i loro cuori. Cuori puri, opera prima di Roberto De Paolis che l’ha scritta assieme a Luca Infascelli, Carlo Salsa e Greta Scicchitano, presentato ieri a Cannes 2017 nella sezione Quinzaine Des Réalisateurs e da oggi in sala, racconta del loro trovarsi e perdersi, di scelte difficili, molte sbagliate, che la vita li costringe ad affrontare e a prendere senza pensarci troppo, di scontri culturali e pregiudizi, passando per campi rom e realtà parrocchiali,.

Agnese – interpretata da Selene Caramazza che con Cuori puri esordisce sul grande schermo dopo tante esperienze televisive come Squadra Antimafia, Catturandi, Don Matteo, Il bello delle donne e prossimamente anche in Provaci ancora prof 7 – vive con la madre bigotta (Barbora Bobulova) che però almeno dà una mano ai nomadi del campo rom portandosi dietro pure la figlia e organizza l’accoglienza di qualche decina di migranti in chiesa. Agnese frequenta solo Don Luca (Stefano Fresi) e amici di parrocchia che persino alla festa a sorpresa per il suo diciottesimo compleanno le cantano gli auguri di Gesù battendo le mani a tempo da perfetti papa boys, e la sera non esce mai. Manco a dirlo sua madre è fissata con la verginità che ovviamente sua figlia dovrebbe conservare fino al matrimonio, con tanto di anello e promessa, ma a volte le cose capitano quando meno te lo aspetti e Agnese non è preparata, così addio poesia e magia della prima volta. Stefano – interpretato da Simone Liberati cui Cuori puri regala il primo ruolo da protagonista dopo Suburra, Arance e martello, Il permesso – tenta per l’ennesima volta di togliersi dal giro degli amici sbagliati, Lele (Edardo Pesce) in primis, e si mette a lavorare come vigilante in un supermercato, determinato e duro, finché non si imbatte proprio in Agnese. Lui non ha un buon rapporto con i rom del campo confinante con il parcheggio del quale finisce a fare il guardiano, forse ha paura di diventare come loro e probabilmente per questo li vede più pericolosi e minacciosi di quanto in realtà non siano, suo padre (Federico Pacifici) non ha mai fatto nulla in vita sua se non dare di tanti in tanto in escandescenza e picchiare lui e sua madre (Antonella Attili), una donna rassegnata che ha lottato poco e che adesso che lui lavora gli chiede i soldi per l’affitto arretrato che li stanno per sfrattare.

Al centro del film c’è il tema della verginità – dice il regista Roberto De Paolis da una parte quella del corpo, illusione infantile di purezza e di perfezione, e dall’altra quella del territorio, metafora di barriere e muri che si alzano a protezione dell’identità. I cuori puri del film, Stefano e Agnese, sono incapaci di tendere al mistero e al rischio della diversità, sono cuori perfetti rinchiusi in una campana di vetro, la necessità di romperla e di evadere dal sé li porta a cercare un punto di incontro. Amarsi e confrontarsi significa riconoscersi impuri”.