Civiltà Numeriche, intervista a Antonio Rezza e Flavia Mastrella: guardiamo sempre avanti

Trent’anni e non li dimostra. Perché le emozioni non hanno età. Ancor di più quelle che regalano Antonio Rezza e Flavia Mastrella. Dal teatro al cinema passando per letteratura, fotografia, arte figurativa. Da martedì 13 dicembre al 15 gennaio 2017 al Teatro Vascello di Roma va in scena Civiltà Numeriche, le ultime tre opere del sodalizio Rezza Mastrella: 7 14 21 28 dal 13 al 18 dicembre, Fratto X dal 20 al 31 dicembre e Anelante dal 3 al 15 gennaio del prossimo anno. Insieme al palcoscenico, appuntamento anche sul grande schermo con la proiezione del film, in prima nazionale, Milano Via Padova prevista per domenica 18 dicembre al Cinema Apollo 11 e da gennaio al Nuovo Cinema Palazzo, entrambe a Roma.

Cosa è cambiato rispetto a trent’anni fa quando iniziò il sodalizio artistico RezzaMastrella?

Rezza. Beh, che lavoriamo con un automatismo maggiore, che non siamo più fidanzati perché dopo nove anni è finito il nostro amore perché ad amarsi sono capaci tutti ma a fare quello che facciamo noi, no. Quindi abbiamo privilegiato l’aspetto tecnico, la vita artistica a quella da amanti borghesi. Si lavora adesso con più scontro, spesso in automatismo, che significa la sublimazione, e poi esiste il gesto tecnico. Però sempre con la stessa passione e la stessa perdizione.

Mastrella. È cambiato molto, siamo partiti da una pura performance organizzata per stare in tutti i posti e siamo arrivati adesso a un lavoro con più persone in scena. Abbiamo compiuto un bel tragitto sempre in modo indipendente. Siamo riusciti ad arrivare a un lavoro come Anelante che è coreografico e ritmico dove, appunto, c’è tanta gente in scena. E noi ci portiamo dietro sempre il nostro pensiero e la nostra libertà. Io non mi guardo mai indietro, guardo avanti verso ciò che c’è da fare. È utile guardarsi indietro, ma non è fondamentale.

Qual è il fil rouge che lega i tre spettacoli?

Rezza. Eravamo partiti per parlare di numeri, fare un trilogia di numeri, infatti i primi due spettacoli vanno in questa direzione. Anelante inizia in modo numerico, ma poi, durante, ci siamo accorti che eravamo attratti da altre cose perché non ci fidiamo mai della prima idea. Noi le prime idee le diamo ai poveri e quindi abbiamo preso un’altra deriva, pur mantenendo l’inizio che si lega ad una matematica diabolica che però poi viene abbandonata per temi legati all’umanesimo.

Mastrella. Inizia con 7-14-21-28 perché è il momento in cui c’è stata una grande virata verso l’idea del numero, quando cominciarono a instradarci verso la situazione politica che adesso stiamo vivendo. Anelante è iniziato con la mentalità numerica ed è finito nel caos.

Milano Via Padova. Come è nata l’idea del film? Si parla di persuasione dei mass media sulle nostre vite…

Rezza. È importante dire che noi facciamo uscire il film da distributori indipendenti con tutte le difficoltà del caso perché se non hai una distribuzione alle spalle, non ti danno gli spazi. Questo è un paese che censura ancor prima di censurare. Penso sia vergognoso e che sia un’anomalia che andrebbe perseguita penalmente. Milano Via Padova è un film che parla di razzismo anche se in realtà non esiste. Credo invece esista la stupidità, perché pensare che una persona è diversa perché ha un colore di pelle diverso non è da razzisti, è da stupidi. Perché dunque conferire ideologia alla stupidità? Solo che la stupidità non fa cassetta perché se tu dici “episodio di stupidità in pieno centro” non desta interesse come quando dici “episodio di razzismo in pieno centro”. Distribuiamo il film in concomitanza con gli spettacoli teatrali così da spingere il pubblico ad andare a vederlo. Vogliamo dimostrare che si può distribuire un film anche in modo indipendente senza cadere nelle grinfie della distribuzione ufficiale, settaria e totalitaria. Anche per questo io non voto: perché non c’è la tutela dell’indipendenza. Le cosiddette istituzioni hanno il terrore di chi pensa con la propria testa e quindi non meritano di essere contemplate.

Mastrella. Il film è stata una reazione che abbiamo avuto. Ci sembrava così limitante restare sempre nel teatro. Abbiamo bisogno di muoverci. Antonio ha organizzato questa distribuzione indipendente e funziona. Abbiamo visto che la gente vuole vedere cose diverse che i canali ufficiali tendono ad oscurare. Dal 2001 abbiamo abbandonato il cinema e dunque ora lo vogliamo riprendere. La persuasione dei mass media è episodica. Mi ricordo del passaggio obbligato delle dattilografe al computer. Fu drammatico, furono licenziate tantissime persone. Ma fu solo una delle solite fascinazioni tecnologiche. Perché il potere ha sempre agito sul muoversi delle persone. Noi enfatizziamo perché i mass media pompano tutto come un cambiamento epocale, ma in realtà è sempre un cambiamento che non sta in piedi.

E cosa bolle nella pentola di RezzaMastrella?

La risposta stavolta è solo di Flavia: ci sono parecchi progetti tra cui uno filmico, un altro tipo di intervista e un lavoro per il teatro che però è ancora agli albori.

Dopo Roma, Antonio Rezza e Flavia Mastrella saranno il 19 gennaio a Focara di Novoli nel leccese, il 21 a Barletta, il 25 Bologna, il 29 a Perugia, il 31 a Bra nel cuneese, dall’1 al 4 febbraio a Torino, il 5 Ventimiglia, il 9 a Novara, il 10 a Firenze, l’11 a Follonica in provincia di Grosseto, il 17 a Belluno, il 18 a Bolzano e dal 20 febbraio al 6 marzo a Milano.