Angelicamente anarchici, Michele Riondino tra Don Gallo e Fabrizio De André

Il prete comunista e il poeta ateo. Sacro e profano si mischiano nelle storie di vita di Don Andrea Gallo e Fabrizio De André. A dar voce alle parole di Don Gallo è Michele Riondino, Il giovane Montalbano in TV, ma non solo, nello spettacolo Angelicamente Anarchici fino a domani, domenica 20 novembre, al Teatro Carcano di Milano per fare poi tappa a Roma, al Teatro Vittoria, dal 22 al 27 novembre. La regia è dello stesso attore tarantino, la drammaturgia di Marco Andreoli e le musiche eseguite dal vivo da Francesco Forni, Ilaria Graziano, Remigio Furlanut.

Unisco il sacro e il profano? Beh – sorride rispondendoci Michele Riondino – faccio come hanno ben fatto loro durante tutta la loro vita, sono dei maestri in questo. Mi posso ritenere un allievo, un allievo che azzarda a metterli insieme in scena.

Don Gallo aveva eletto Fabrizio De André quinto evangelista. In scena non lo nomini per esteso, ma solo con le iniziali DG. Forse per evitare la santificazione?

Lo spettacolo ha proprio questo intento, evitare la glorificazione di un personaggio che è già nell’immaginario comune, di chi lo ha amato come santo laico. Lo spettacolo vuole mettere in evidenza gli aspetti umani di Andrea Gallo facendo uso delle parabole che sono le poesie di De André. Diciamo che abbiamo fatto un piccolo scherzo a Don Gallo, cioè l’abbiamo rappresentato come un prete di strada passato a miglior vita, ma che non ha avuto la fortuna di finire in paradiso e la sfortuna di non finire all’inferno. È finito in una sorta di limbo e si ritrova da solo a non poter raccontare le sue storie a nessuno. E questa è una specie di condanna, di piccola pena del contrappasso.

Leggendo gli scritti di Don Gallo, cosa ti è rimasto più impresso?

Mi colpisce sempre constatare che non ha mai smesso di essere un partigiano ed è l’insegnamento che ha lasciato a uomini, a persone come me che portano avanti certe ideali o idee. Perché le ideologie sono morte e le idee no. E quindi io ritengo di somigliargli molto, mi piace paragonarmi a lui quando porto avanti certi discorsi legati al sentimento dell’essere umano, alle utopie. Lo spettacolo tratta di utopie. Il nostro DG affronta in scena la tematica dell’utopia, rivivendo passi delle parabole del poeta De André che inevitabilmente sono andate a coincidere con quelle che sono state le esperienze di vita del sacerdote.

Michele Riondino e Fabrizio De André. Quando è scoccata la scintilla?

Ho imparato a conoscere De André grazie a mia madre che lo ascoltava, io ero molto piccolo e già cominciavo ad apprezzarne la voce e i racconti. E pensando a questo mi viene in mente un’anteprima dello spettacolo fatto per le scuole e per i ragazzi delle superiori che non conoscono né Don Gallo né De André. Allo stesso tempo è stato molto interessante perché dopo lo spettacolo abbiamo avuto un dibattito. Sono rimasti molto colpiti dalle suggestioni, dalle storie raccontate da questi personaggi e siamo restati a parlare de La ballata dell’amor perduto e di Bocca di rosa. Tutte storie, tutte parabole.

Qual è la canzone di De André che ti ritempra l’animo?

Il bombarolo, decisamente Il bombarolo.

Dopo Roma, lo spettacolo Angelicamente Anarchici andrà a Lecco, Cuneo, Torino, Genova e Firenze.