1992: intervista a Guido Caprino, il Pietro Bosco della serie di Sky su Tangentopoli e Mani Pulite

Messinese di Nizza di Sicilia, classe 1973, Guido Caprino interpreta uno dei personaggi fondamentali di 1992, la fortunata serie del martedì di Sky su Tangentopoli e Mani pulite nata da un’idea di Stefano Accorsi (leggi l’intervista) che continua a fare incetta di ascolti. Ex Commissario Manara, si cimenta in qualcosa di molto diverso, un reduce dall’Afghanistan di nome Pietro Bosco reclutato dalla Lega Nord.

Quasi irriconoscibile così grosso, rude e anche un po’ brutto, direi…

Questo per me è un grande complimento, forse il più grande che mi potessi fare. Però al di là dell’aspetto fisico, quello di Bosco è un personaggio bellissimo. Sarebbe troppo semplice definirlo eccezionale, ma lo è perché di personaggi così non ce ne sono tanti in giro e a me ha dato una grande possibilità di cambiare e una grande opportunità, perché è un personaggio che nasce dalla fantasia degli sceneggiatori ma anche e dalla mia perché poi devi costruirlo e dargli una vita propria. E quando ti danno la possibilità e un po’ di tempo per farlo, è bello farlo.

E poi Pietro Bosco cambia nel corso della storia

Sì, prima è monolitico perché, se vogliamo semplificare, è un duro e puro che non scende a compromessi, quindi ingombrante in una società che è fatta di compromessi come la vita, è uno di quelli che si spezzano piuttosto che modellarsi. Poi però si trova catapultato in un mondo che gli procura lo stesso impatto di un bambino che va a Disneyland e si potrebbe immaginare di tutto su di lui tranne che finirà in Parlamento. Bosco è il popolo che acquista consapevolezza di sé e conquista la possibilità di poter essere qualcuno, di poter dire qualcosa, di poter dire la propria.

Il suo passato di soldato si fa sentire

E’ un reduce dall’Afghanistan, quindi ha un carattere epico, cavalleresco, all’inizio sembra un guerriero medievale con quel salvataggio iniziale per cui poi lo chiamano Batman. Dopo diventa più ,moderno perché subentra la psiche, diventa cioè consapevole, cosa che un personaggio epico non fa perché agisce per principio. Ma quando il principio quando viene intaccato dalla psiche ecco che emergono tutti i chiaroscuri della mente. Lui è così e ha sempre lottato per essere così, ma ora non è più tutto bianco o nero, e questo è il compromesso in cui si trova.

Non ti avevamo mai visto così grosso e soprattutto calvo…

Dalla prima doccia in poi ne ho capito l’utilità… ma era importante che avesse quell’aspetto, che fosse pesante perché è un tipo molto carico. Io poi non sono mai me stesso neanche nella vita, figurati nel mio lavoro di attore, se devo essere me stesso sto a casa.

Cosa pensi della serie 1992?

Che è un prodotto ottimo. Io poi sono sempre molto critico con me stesso e anche con le cose che faccio, anche troppo, invece credo che 1992 sia proprio una bella serie.

E della TV degli anni Novanta che si vede nella serie?

Che noi siamo figli di quella televisione, anche in quel senso il 1992 è uno specchio dei nostri tempi.

Come hai vissuto quel periodo?

Era inevitabile entrare in quell’atmosfera, la sensazione di cambiamento era universale, sembrava veramente che ti saresti svegliato una mattina e avresti trovato tutto il mondo diverso, ci si sentiva tutti parte di un cambio epocale gigantesco. Io però avevo 19 anni, ero a Milano e studiavo teatro ed ero molto distratto, mi piaceva fantasticare.

Ma oggi la guardi la televisione?

Mi piace Piero Angela

E il Commissario Manara?

Manara non torna, capitolo chiuso, però ho in programma una nuova serie in due puntate per la Rai con la regia di Giulio Mandredonia, si intitola Sotto copertura e io pure sono sotto coperta ovvero molto nascosto perché interpreto un latitante.